Il nostro Palio
Il
nostro Palio ha il pregio di essere diventato una tradizione maggiorese, anche se
non esiste la certezza di origini storiche fondate. Tuttavia Maggiora ha avuto origine,
organizzazione e riconoscimento.
Con la XXIVª edizione in programma in questo 2009
si intende continuare la ricostruzione storica verosimile, attinente alla realtà
del tempo (ed in parte documentata) delle origini della comunità. Nelle passate
edizioni si erano potute presentare le ricerche sulla storia dei primi anni di Maggiora,
sulle prime feste con particolari studi sull'alimentazione di quel tempo.
Maggiora
divenne comunità civile e religiosa e pertanto fu necessario procedere alla Nomina
dei Consoli e del Curato. Con la costruzione di una piccola cappella, Maggiora divenne
centro religioso: fu necessaria la Benedizione di un altare.
Man mano che il centro
si ampliava fu necessario amministrare la giustizia: un caso particolare che impegnò
i giudici fu quello del Contenzioso delle pecore.
Le continue scorrerie di briganti
e casi di soprusi da parte di fazioni ostili avevano consigliato di organizzare
una difesa del borgo e pertanto si passò alla Costituzione della Compagnia Arcieri
che fu affidata al comando di quattro baldi maggioresi che erano stati nominarti
Cavalieri da Enrico Tornielli. Maggiora ebbe anche un Mangano per la sua difesa.
Tutto questo per difendere il lavoro dei miti maggioresi che si distinguevano come
bravi artigiani e commercianti ma che non perdevano l'occasione per ben figurare
anche come agricoltori specialmente come produttori di buon vino.
Ma ricordare i
primi anni di vita del piccolo centro senza parlare del casato dei Tornielli, non
sembra giusto. Per questo il Palio é lieto di accogliere per la séconda volta consecutiva
la Comunità di Vergano di Borgomanero che ha accettato di rappresentare il celebre
casato nelle rievocazioni storiche di queste ultime edizioni.
Per ricordare tutto
questo, quasi ad anticipare le moderne ferie, venne anche il "Tempo del Palio".
CORSA E MARCHIO DELLE BOTTI
Enrico Tornielli si rivolge alla gente di Maxoria invitandola a dare il via al Palio
e a preparare le botti per la corsa, di cui ha sentito parlare e che ha la fortuna
di poter assistere.
Quella gara era nata quasi per gioco: alcuni giovani, dovendo portare le loro più
grosse botti sulla pubblica piazza per un conteggio generale, si sorpresero a spingerle
con forza ma anche con divertimento, tanto da tramutare la fatica in competizione.
Capitò vincitore un uomo delle Cascine, poi due della Valeggia, non mancò un gruppetto
della Cavaiasca né altri della Malviraa.
In men che non si dica le botti ruzzolarono su e giù più volte prima di essere colmate
di vino profumato. Così anche quel 24 giugno la corsa non poteva mancare. Dovendo
essere tutto in regola, i capitani con alcuni rionali fidati si sottopongono di
buon grado al controllo delle loro botti che, pesale e zavorrate, vengono marchiate
a fuoco con un sigillo contraddistinto dall'iniziale di Maxoria. Ogni gruppo segue
con attenzione la marchiatura, si può dire quasi con apprensione perché per ogni
rionale la sua botte ha un fascino e un cuore, capaci di far correre a perdifiato
nove baldi giovani all'inseguimento della vittoria.
La botte, nel giorno del Palio, è vita, che si colora di giallo per le Cascine,
di blu per la Cavaiasca, di verde per la Malviraa e di rosso per la Valeggia.
TIRO CON L’ARCO
Nell'attesa
del momento propizio i rionali si cimentano in prove di abilità. I capitani, che
hanno lavorato duro perché il proprio rione faccia bella figura, decidono di chiamare
in campo i loro arcieri.
La compagnia degli arcieri era stata istituita in anni più bui per contese e tenzoni.
Per fortuna l'arte di scoccare le frecce si era ben mantenuta con la mira della
selvaggina nei boschi di Musocco.
Nel giorno del Palio i migliori arcieri sono chiamati a dimostrare la loro valentia.
Ogni capitano si rivolge al suo arciere chiamandolo con l'appellativo di battaglia,
che gli arcieri, per meglio entrare nel loro ruolo, avevano scelto per richiamare
l'origine degli eroi a cui si ispiravano.
Poi avvolge alla faretra il drappo del colore del rione, in segno d' affetto e di
partecipazione di tutti i rionali che sono vicini all'arciere durante la gara. Infine
lo esorta "O nostro abile arciere, che ti sei degnato di passare ore e ore nella
boscaglia a lanciare dal tuo arco colpi sempre più dritti e sicuri, onoraci oggi
con le tua prova. Che la luce del meriggio, la serenità del tuo animo e l'amore
per la tua terra guidino il tuo sguardo e il tuo gesto alla meta vittoriosa!"
INVESTITURA DEI CAPITANI
Nei primi decenni del 1300 gli uomini di Muciano, dopo la distruzione del castello
di Montalbano, decisero di staccarsi da Boca per fondare una piccola comunità autonoma.
Ben presto si resero conto però che, se volevano mantenere e far prosperare la nascente
Maxoria, dovevano difenderla con destrezza per parare gli oltraggi militareschi
e le rivendicazioni feudali, consuete in quei tempi bellicosi.
Costituirono quindi una compagnia di arcieri che, con intense esercitazioni, imparò
rapidamente a mirare e a colpire.
Essendo però abituata alla caccia più che alla battaglia, e poiché si avvicinava
l'ora d'inevitabili invasioni e possibili attacchi, si decise di coordinarla con
la nomina di persone ardite e responsabili. La scelta cadde su quattro uomini, ciascuno
originario di un rione del borgo, dal fisico energico, dal carattere volitivo, dalla
mente pronta e dal cuore fedele i quattro aspiranti capitani, dopo giorni d'intenso
tirocinio sotto la guida del saggio console Andrino, sono pronti per ricevere l’investirura.
E' giorno di solleone domenica 21 giugno e grande festa a Maxoria. Tutta la popolazione
si è, riunita in un grande spiazzo, al limitare della campagna, per assistere alla
cerimonia, ad attendere i prescelti c'è il signore di Vergano Enrico Tornielli
con la consorte Bonacosa Visconti e la cognata Brusamante Malaspina, ed il priore
Pietro Torniello con la sorella Zaccarina.
Giunti al cospetto dei signori, i quattro iniziano il rito bagnandosi la punta delle
dita in un bacile colmo d'acqua di rose; poi si passano di mano in mano una croce,
su cui hanno meditato durante la notte trascorsa in chiesa. class="interlinea">
Il priore si avvicina ad uno ad uno, dando un leggero colpo sulla guancia. Lo segue
il religioso Antonio da Gualano, che benedice le spade -portate all'altare- con
cui adorna il fianco di ciascuno mentre invoca benedizioni sulla loro missione.
Si fa avanti il nobile Tornielli che, con la propria spada, sfiora loro la spalla
destra dicendo: "Per l'autorità che mi è concessa, da oggi in poi fino al nuovo
giungere dell'estate, tu sarai capitano. A te spetterà il compito di riunire e preparare
la gente del tuo rione, tuo il dovere di difenderla in caso di pericolo, d'incoraggiarla
in caso di sofferenza, di pacificarla se ci fosse malumore; tuo l'incarico di far
valere le virtù di ciascuno e di custodire i beni di tutti. Sappi che, un uomo che
si fregia di questo titolo, deve essere coraggioso, leale, generoso, sempre pronto
al servizio e disposto all'accordo".
Poi, rivolgendosi ai neofiti, ordina loro di pronunciare ad alta voce il loro nome
e il nome del loro rione.
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